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Anno XVIII - n.138
Turchi di mare
Per anni gli ottomani hanno addomesticato
il Mediterraneo. Oggi mettono in cantiere caicchi come alberghi
a cinque stelle
Che
ne è stato degli audaci marinai turchi che fino a un
secolo fa minacciavano i popoli di mezza Europa a bordo di
affusolate galere? I loro discendenti oggi traghettano quegli
stessi europei in lungo e in largo per le coste della Turchia,
a bordo di eleganti e confortevoli yacht di legno chiamati
caicchi. Gli eredi dell'indomito comandante Khair ad-Din potrebbero
incarnarsi in Turala, 24 anni, nato e cresciuto tra gli asini
e le galline di Üçagiz, vicino Kas e legittimo
proprietario di un caicco acquistato a rate sei anni fa. Tra
uno squillo e l'altro del cellulare, oggi racconta la felice
vita da skipper: "Lavoro per cinque mesi all'anno, da
maggio a settembre. E il resto del tempo sono in vacanza,
tra Istanbul, Kas e Üçagiz". Persino il papà
di Turala, a 60 anni suonati, ha scoperto che bastava riempire
il proprio caicco di turisti invece che di pesce per cambiare
la propria vita. Niente più levatacce al mattino o
uscite notturne. Qualche mese per mare ed è a posto
tutto l'anno. Meglio di una vita da pensionato.
Anche i figli dei contadini turchi cominciano a preferire
la barca al trattore. E il fenomeno non è da poco,
visto che sui settemila chilometri di coste, come nel resto
della Turchia, l'economia è prettamente agricola. Mucche
e greggi di capre sbarrano il passo ai vacanzieri che si avventurano
lungo le strade costiere scavate nella roccia. Serre per la
coltivazione di frutta e ortaggi rivestono come una coperta
di plastica le pendici delle montagne a picco sul mare. […]
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