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Anno XVII - n.128
Libera Gotland
L'isola a Est della Svezia è un mondo
a parte, dove fioriscono le rose fino a dicembre
In
un giorno di febbraio ti può capitare di vedere uomini
con indosso un costume da bagno a righe bianche e nere gettarsi
in mare da uno scoglio. Sei a Gotland, la Capri del Nord.
Quel mare è il Baltico, non il Mediterraneo. Quello
scoglio non è un faraglione, ma un raukar. Hai assistito
al bizzarro rituale che da oltre un secolo unisce gli "Amici
bagnanti", una loggia di benefattori che fin dall'Ottocento
ha giurato fedeltà a quest'isola, donandole una scuola
per bambini poveri così come un giardino botanico in
cui crescono persino i platani. Quel tuffo non è da
tutti, perché lo strano clima che a Gotland fa fiorire
le rose fino a dicembre, non basta certo a scaldare le acque
del mare.
Basta, però, a farne il rifugio degli artisti: buen
retiro Gotland. O meglio, buen retiro Fårö. Perché
è in questa estrema propaggine a nord, separata a sua
volta da una lingua di mare, che uomini di pensiero hanno
creduto di trovare l'ultima frontiera del mondo. Forse per
il miracolo dei raukar che s'innalzano solitari lungo le spiagge
o in mezzo alle acque: rocce calcaree levigate dal vento e
dalle onde che sono come colonne d'Ercole, un confine oltre
il quale immagini l'ignoto e che ti suggerisce di non andare.
E in molti non sono mai andati. A Fårö c'è
ancora gente che non ha mai attraversato neppure quella lingua
di mare che la separa dal resto dell'isola. "Che bisogno
c'era di spostarsi? Il mare provvedeva a tutto, prodigo di
aringhe [
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