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Anno III - n. 28
Soweto. Il ghetto
dei miracoli
Di
giorno, il viavai nelle luccicanti arene
dello shopping. Di notte, le pallottole
e i coltelli delle bande criminali. La celebre township di
Johannesburg svela le contraddizioni del post-apartheid. Eppure,
qui si costruisce il Sudafrica del futuro.
Il
gigante dorme. O almeno così sembra. In questo pomeriggio
di fine autunno, un vuoto carico di attesa riempie le strade
di Soweto, la più celebre township d'Africa. In altri
tempi sarebbe stato il segnale di una retata della polizia.
Oggi è l'effetto del derby Orlando Pirates-Kaizer Chiefs.
Che è come dire Milan-Inter o Atletico-Real. Solo che
in questo ex ghetto nero di Johannesburg, anche il derby tra
le squadre di casa ha il sapore di un conflitto sociale: i
proletari per gli Orlando, l'upper class per i Chiefs. Noi
siamo a casa di un tifoso dei Chiefs: televisore con schermo
al plasma, impianto stereo a cinque casse, poltrone di pelle,
pavimento di granito e tavolo da biliardo in legno massiccio.
Davanti ai nostri occhi, il frutto più strabiliante
di 14 anni di parità tra bianchi e neri. Il padrone
di casa, Sisa, ha 25 anni e fa il broker. Nel gergo degli
economisti, è un black diamond, esponente di quella
borghesia nera che dalla fine dell'apartheid si è decuplicata,
fino a raggiungere i due milioni e mezzo di rappresentanti.
Il loro potere d'acquisto complessivo è stimato sui
16 miliardi di euro l'anno, un quarto del totale sudafricano.
Eppure Sisa continua ad abitare nel ghetto. E come lui, risiedono
a Soweto anche le milionarie star del football, la celebre
Winnie Mandela e il premio Nobel Desmond Tutu. "I nostri
antenati sono stati costretti a vivere qui", spiega Sisa.
"Per loro era come un campo di concentramento. Ma adesso
questa è la nostra casa e non intendiamo andarcene".
1904. Migliaia di neri accorsi a Johannesburg da ogni angolo
del Paese per lavorare nelle miniere d'oro vengono "deportati"
in una riserva a 20 chilometri a sud-ovest della città,
Kliptown. La motivazione ufficiale è un'epidemia di
peste. La realtà è ben più amara. Questo
è il primo atto dell'apartheid, che in afrikaans, la
lingua dei coloni olandesi, significa separazione: i bianchi
da una parte, i neri dall'altra. Kliptown è il nucleo
di quello che negli anni Sessanta sarà chiamato Soweto,
acronimo di South Western Township: una piovra tentacolare
che nel corso degli anni accoglie i neri scacciati dai quartieri
per soli bianchi, fino a ospitare centinaia di migliaia di
abitanti. Tutti stipati in casette di mattoni con tetti di
lamiera. Scatole di fiammiferi senza acqua né corrente
elettrica.
Oggi a Soweto abitano un milione e mezzo di persone. Nel 1994,
i neri hanno conquistato il diritto di possedere le proprie
case. Così le vecchie scatole di fiammiferi si sono
trasformate in accoglienti baracche, con le rose piantate
nei giardini e le tendine alle finestre. L'acqua e la corrente
elettrica non arrivano ancora dappertutto. In compenso, le
villette dei nuovi quartieri residenziali attraggono la giovane
borghesia.
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