|





|

Anno XVII - n.129
Costa dei tesori
Studiosi e avventurieri a caccia dei galeoni affondati
lungo le coste del Portogallo
È un viaggio, questo, che comincia dove ne finirono
tanti altri. Incagliati fra le rocce o arenati nella sabbia ci sono
centinaia di relitti, ferri arrugginiti e cannoni, legni marci e
tesori. Ma soprattutto storie. Prendiamo quella del generale Diego
de Alvear, che nel 1804 tornava in Spagna dopo 21 anni trascorsi
in America Latina a definire i confini spagnoli e portoghesi. Con
il primogenito Carlos María, futuro eroe dell'indipendenza argentina,
viaggiava a bordo della fregata Medea, portabandiera di una piccola
flotta. All'alba del 5 ottobre apparvero all'orizzonte le vele di
quattro navi inglesi. La battaglia ebbe inizio alle nove del mattino,
quando in lontananza si intravedeva già la Praia de Faro e il Cabo
de Santa Maria. Alle dieci in punto Alvear vide esplodere davanti
ai suoi occhi la fregata Mercedes, sulla quale, oltre a 28 tonnellate
d'oro, viaggiava un tesoro molto più prezioso: sua moglie con gli
altri sette figli. Centosettantotto anni dopo sulla lunghissima
Praia de Faro, in Algarve, andarono a vivere cinque uomini. Uscivano
in barca al mattino presto e ritornavano la sera, proprio come i
pescatori del posto. Ma il loro equipaggiamento consisteva in sonar
e metal detector al posto di reti: cercavano il relitto della Mercedes.
Con loro c'era un italiano naturalizzato spagnolo, tal Claudio Bonifacio,
classe 1947. Era stato lui a ricostruire gli ultimi istanti di quella
nave e aveva voluto essere presente alle ricerche, anche se il suo
lavoro era già concluso. Perché ci sono i cercatori d'oro. Ma ci
sono anche i venditori di sogni. E Bonifacio è uno di questi. […]
|