|






|

Anno I - n.10
Il futuro è un'economia
a vapore
I
pensionati, in Val di Cecina, non giocano a tressette. Zappa
in spalla e semi in tasca, s'incamminano per le colline fin
dall'alba, lungo i tubi che succhiano il vapore dalla terra.
Di tanto in tanto, s'imbattono in una falla. Lì sotto
ciascuno pianta il suo orticello. Il calore che ne fuoriesce
assicura zucchine, melanzane e peperoni tutto l'anno: una
serra a cielo aperto. E quando un'auto dell'Enel, legittima
proprietaria del suolo occupato, compare all'orizzonte, nessuno
si scompone. L'impiegato al volante rallenta, saluta e passa
oltre.
In questo pezzo di Toscana, ne sanno una più del diavolo.
E il diavolo, qui, è pure di casa, visto che la conca
dove sorge Larderello, a causa dei fumacchi e del puzzo di
zolfo che sembrano arrivare dritto dall'inferno, è
stata battezzata Valle del Diavolo. In realtà, sono
le manifestazioni superficiali di una situazione geologica
particolare. E cioè di un magma che dal centro della
Terra ha trovato una strada per salire. Non fino in superficie,
come succede in un vulcano, ma fermandosi 20-30 chilometri
più sotto. Così, l'acqua penetra nel terreno
e in prossimità di questa fonte di calore si trasforma
in vapore. Che, se trova una via d'uscita, dà vita
a fumarole e lagoni (pozze d'acqua calda con emanazioni gassose).
Ma se rimane bloccato da uno strato impermeabile di rocce,
può essere liberato solo perforando. Per farne cosa?
Da circa 20 anni il vapore di Larderello ha un nuovo uso:
convogliato in tubi, entra in uno scambiatore che lo trasforma
in acqua calda e circola nelle tubature che riscaldano 8.700
case e 26 ettari di serre. Il tutto senza inquinare e con
un gran risparmio di gas e petrolio.
Un
miracolo ecologico che per ora riguarda una minuscola porzione
d'Italia, stretta tra le province di Siena, Pisa e Grosseto.
Ma che un giorno potrebbe realizzarsi in quasi tutto il Paese.
Sì, perché le condizioni che permettono questo
uso del calore geotermico si presentano in molte parti della
penisola. [...]
|