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Anno XVIII - n.136
Fiumicino dall'alba
al tramonto
Arrivano
con l'ultimo treno della sera, quello delle 22.52. Sacco a
pelo nello zaino e biglietto aereo per l'alba del giorno dopo.
I posti migliori, sul parapetto attorno al giardino pensile
del terminal B, sono già occupati. Non restano che
le poltroncine o, per i più navigati, la moquette della
cappella al terminal C. L'aeroporto di Fiumicino promette
a tutti sogni d'oro. I backpackers se ne sono preventivamente
assicurati sul sito www.sleepinginairports.com, la bibbia
in materia. Dove il Leonardo Da Vinci ha ottimi voti per comodità
dei giacigli, sicurezza e soprattutto gentilezza degli agenti
di controllo. I quali si limitano a svegliare di tanto in
tanto qualcuno per chiedere: "Passport and boarding card,
please".
Una noia che ci si può evitare prenotando una camera
al vicinissimo hotel Hilton. Pratico quanto le poltrone dell'aeroporto,
visto che lo si può raggiungere con una lunga "passeggiata
tubolare" senza neppure mettere il naso fuori dall'aerostazione.
E che per di più offre sauna, palestra, bagno turco,
piscina coperta... Roba da business class, insomma. Ma i saccoapelisti
dell'aerostazione non chiedono tanto. "Basterebbe un
bagno attrezzato per farsi una doccia al mattino e questo
aeroporto sarebbe perfetto", dice Katja, 20 anni, che
si accontenta di lavarsi la faccia prima di dirigersi al ceck-in.
È l'alba e insieme con lei lo scalo di Fiumicino si
sveglia. Proprio come una città. In fondo di questo
si tratta: una grande città in volo. Popolazione: 150
mila "abitanti" al giorno, la seconda città
del Lazio. Di questo popolo, 50 mila lavorano e 100 mila aspettano.
Certo, a nessuno capiterà mai di attendere mesi, come
a Tom Hanks nel film di Steven Spielberg, The terminal. Ma
il problema che si pongono tutti quelli che aspettano è
lo stesso. "Che cosa posso fare?", chiede il signor
Navorsky a un poliziotto quando scopre che per un cavillo
burocratico è "prigioniero" del JFK di New
York. "Qui c'è una sola cosa che si può
fare", risponde quello. "Shopping!". [...]
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