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Anno XVIII - n.137
A vol di mura
Al
ritmo lento dei suoi abitanti, in sella all'imprescindibile
due ruote, un giro per le vie di Ferrara tra suggestioni storiche
e artistiche
Per
prima cosa, una bicicletta. Scoprire Ferrara al ritmo lento
delle due ruote è un cliché. Ma anche i cliché
talvolta vanno onorati. Specie se a noleggiarti una bici a
Ferrara è Roberto Ceragioli, in piazza Travaglio. Il
suo negozio è un vecchio deposito della guerra e alle
nove di mattina un crocchio di persone con placida pigrizia
vi si intrattiene a leggere il giornale, chiacchierare, flirtare.
Altrove c'è il bar o la bottega del barbiere. A Ferrara
c'è il negozio di biciclette. In fondo, se l'87 per
cento della popolazione va in giro su due ruote, e se per
ogni abitante ci sono 2,7 bici, la probabilità che
vada giù la catena a dieci persone in contemporanea
è molto elevata.
Osservo il bizzarro connubio uomo-bici e mi domando come sia
stato possibile modellare le abitudini dei ferraresi fino
a tal punto. Qualche ora dopo Gianni Stefanati, responsabile
dell'Ufficio biciclette comunale, mi ha risposto così:
"Al principio, ci fu l'estetica: le auto parcheggiate
davanti ai monumenti erano brutte, così nell'immediato
dopoguerra fu interdetto loro il centro. Poi l'inquinamento:
il veto è stato esteso a tutti i veicoli a motore.
Infine il marketing: apporre la frase "città della
bicicletta" sotto il cartellone di ingresso a Ferrara
ha scatenato la fierezza campanilistica".
Ed eccoli i ferraresi. Vanno "in bicicletta con un orgoglio
superiore a quello di chi esce in Ferrari da Maranello",
scrive il giornalista Carlo Grandini. Guai a considerarlo
un mezzo povero: sfoggiare la bici più prestigiosa
è una questione d'onore. A tratti contagiosa, se con
una certo compiacimento mi scopro a guardare l'elegante bici
nera con i freni a bacchetta, che mi condurrà in giro
per la città. [...]
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