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Anno XVII - n.130
Miracolo a Bari
Nel centro storico restaurato esplode la
"movida", ma nei vicoli resiste la tradizione
A volte è tutta questione di Oriente e Occidente.
Prendiamo Bari Vecchia: se ci entri da est, magari alle dieci di
sera, ti ritrovi in un ingorgo umano tutto chiacchiere e "struscio".
In piazza del Ferrarese a minacciare i tacchi a spillo non ci sono
più le chianche in basalto di una volta. E solo a stento ti accorgi
delle colonnine in pietra che segnalano i ruderi della Porta Nuova,
eretta qui nel 1612. Se a Bari Vecchia però ci entri da Occidente,
nei pressi del Castello, lì dov'era la Porta Vecchia, allora Madonne
con bambino, santi e angeli prendono il posto delle persone. No,
non sei finito in paradiso. Anzi, mentre quelli ti tengono d'occhio
da decine di edicole votive, le corti, gli slarghi e i vicoli ti
inghiottono quasi fossi in una casbah. Per buttarla sul calcistico,
di là puoi sederti al Pietra antica, pub modaiolo aperto da Nicola
Ventola, attaccante dell'Inter in prestito al Siena. Di qua puoi
gustare frutti di mare crudi al Pescatore, la trattoria di fronte
al Castello dove il talento della Roma, nonché "barivecchiano" doc,
Antonio Cassano faceva il garzone quando già calciava da fuoriclasse.
Difficile disegnare il confine immaginario tra queste due "città".
È più facile dargli un nome: Piano Urban, il programma europeo per
il recupero dei quartieri a rischio, che dal 1996 a oggi ha scritto
la sceneggiatura di quello che potrebbe essere il "miracolo
a Bari Vecchia". [...]
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