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Storia
di una Vita nuova
Una
cooperativa di ex detenuti
nel
cuore della città vecchia
24
settembre 2002
BARI - Sono in cinquanta. Hanno dai
venti ai sessanta anni. Ad accomunarli c'è una fedina
penale sporca e una storia di vita: usciti dal carcere non
hanno più trovato lavoro. Gli
ex detenuti di Bari vecchia, che
un anno fa iniziarono la battaglia per costituire una cooperativa
di manovalanza, hanno
ottenuto dal
Comune un finanziamento
di 250mila euro. La cooperativa
Vita nuova sarà costituita nelle prossime settimane,
sotto la presidenza del parroco Nicola Bonerba e con la collaborazione
di Michele Fanelli del circolo Acli.
I
commenti 
«I
250mila euro che abbiamo stanziato non sono un
contributo»,
afferma Filippo Melchiorre, assessore alle Politiche
sociali del Comune di Bari.
«Ma
il corrispettivo per il primo lavoro "appaltato"
alla cooperativa: il diserbamento delle strade vicinali che
l'ufficio tecnico sta provvedendo a individuare. Con
un colpo di spugna abbiamo cancellato ogni forma di intervento
assistenziale».
«Se
mi
danno un lavoro non ruberò più», dice
Giovanni Bartoli, ex detenuto di 29 anni. «E
penso che anche quelli che d'ora in poi usciranno dal carcere
capiranno che è possibile sopravvivere senza essere
delinquenti».
«Ci
sono persone che fino a qualche tempo fa non riuscivamo neppure
ad avvicinare con lo sguardo», racconta Michele Fanelli,
presidente del circolo Acli. «Oggi vengono da noi tutti
i giorni per chiedere come procede la storia della cooperativa.
Bari vecchia è cambiata».
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Le prospettive
Chi
darà lavoro alla cooperativa Vita nuova? I promotori
dell'iniziativa hanno già trovato risposta. «Il
presidente della Provincia Marcello Vernola - dice Michele
Fanelli - ci ha assicurato che
saranno affidati agli ex detenuti i
lavori di guardiania e pulizia di due edifici di prossima
apertura: l'ex
monastero di Santa scolastica, dove sarà collocato
il museo archeologico e Santa Teresa dei Maschi, che ospiterà
la biblioteca provinciale De Gemmis. Pure i campi di calcetto
in costruzione sotto la muraglia saranno gestiti dalla cooperativa».
A sollevare la questione c'è anche l'assessore comunale
Filippo Melchiorre: «Il nostro finanziamento è
già un bell'impatto, ma occorre che tutte le amministrazioni
facciano quadrato intorno alla cooperativa».
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Un
anno fa
La storia
di Vita nuova inizia con una sfida. «Ce la lanciò
una giornalista ad agosto dell'anno scorso», racconta
l'ex detenuto Giovanni Bartoli. «La quale, dopo aver
ascoltato i nostri discorsi sulla mancanza di lavoro e sulla
sordità delle istituzioni, ci propose di recarci tutti
insieme a Palazzo di Città per essere ricevuti dal
sindaco».
Era unedì 27 agosto e si presentarono in quindici all'appuntamento.
Ma non riuscirono a oltrepassare il gabbiotto di ingresso
del Municipio. Il vigile urbano Ettore Cannavale filtrò
la richiesta alla segreteria particolare del primo cittadino.
Da cui giunsero due laconiche alternative: scrivere una lettera
al sindaco o rivolgersi all'assessore alla Solidarietà
sociale Filippo Melchiorre. Scartata la prima ipotesi, per
la seconda toccava aspettare un'altra settimana. L'appuntamento
si rinnovò per il lunedì successivo.
Il
3 settembre i disoccupati
della città vecchia
riuniti in largo Fraccacreta, davanti l'edificio dell'assessorato
alla Solidarietà sociale, si erano moltiplicati. Insieme
con loro: fotografi, giornalisti e cameraman. L'anticamera
durò appena
quindici minuti,
prima che l'assessore Filippo Melchiorre concedesse
un'ora e mezza di colloquio a
tre di loro. Tra questi c'era Giovanni Bartoli. Il quale racconta:
«Promise di aiutarci, di fare qualche telefonata per
spianarci la strada. E ci consigliò di rivolgerci alla
chiesa».
Entra
in scena così monsignor Nicola Bonerba, «che
per un anno intero ha organizzato incontri», continua
Bartoli. «Fino a presentare al Comune il progetto della
cooperativa Vita nuova per lavori di manovalanza, guardiania,
potatura e raccolta differenziata. Il presidente sarà
proprio lui. Quanto a noi, eravamo in quindici e ora siamo
in cinquanta».
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Il
precedente
Prima
degli ex detenuti è toccato alle donne di Bari vecchia
cambiare vita. Il 24
marzo scorso, grazie a un finanziamento di
123 milioni di vecchie lire,
un gruppo di 12 signore, guidate da 4 facilitatori, hanno
costituito una cooperativa tutta al femminile per la realizzazione
di un atelier di costumi teatrali.
Hanno
dai 30 ai 48 anni, licenza media e famiglia a carico. Appartengono
a un ceto basso e hanno un grande talento nell'arte del ricamo
e della decorazione su stoffa. Si riuniscono nella scuola
media San Nicola e in questi pochi mesi di vita hanno già
portato a termine i lavori per due commesse: gli abiti dei
figuranti del corteo storico di San Nicola e le tuniche per
il gruppo di rullatori della basilica, commissionate dai padri
domenicani.
«Tutto
è cominciato con un corso di formazione destinato a
12 donne di Bari vecchia per la realizzazione di costumi di
scena e attrezzeria teatrale», racconta
la presidente della
cooperativa Eufrasia Capodiferro.
«Insieme con la parte laboratoriale, il corso prevedeva
nozioni di marketing, diritto societario, informatica e acquisizione
di competenza nelle ricerche storico-culturali. E' nata così
l'idea di un'attività lavorativa. Un'idea nella cui
bontà crediamo
molto, perché da Roma in giù non ha eguali».
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