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Anno III - n.26
Nauru, isola felice
poi maledetta
Era un ricchissimo paradiso tropicale del
Pacifico. Oggi è uno scoglio brullo e inospitale. La
maledizione di Nauru è racchiusa nelle sue pietre:
quei preziosissimi fosfati che hanno reso il suo popolo fra
i più ricchi del Pianeta. E che oggi lasciano in eredità
un ecosistema compromesso.
La
repubblica più piccola del Pianeta è ancorata
nel mezzo del Pacifico, poco sotto l'Equatore. Ventuno chilometri
quadrati di superficie per trenta chilometri di coste, quanto
la nostra Isola del Giglio, per intenderci. Ma se Nauru ha
meritato gli onori della cronaca non è certo per il
suo mini-parlamento di 18 membri e neppure per i suoi 13mila
abitanti, di età media 20 anni. Il fatto è che
nell'ultimo secolo, la grande Storia è passata spesso
proprio di qui. Facendo di Nauru ora la colonia contesa delle
grandi potenze mondiali, ora un paradiso fiscale internazionale
per il riciclaggio di denaro "sporco". Per non parlare
del ventennio in cui il suo popolo si è ritrovato a
essere tra i più ricchi della Terra.
Tutto
comincia nel 1798, quando il capitano inglese John Fearn,
di passaggio per questo atollo, lo battezza Pleasant Island.
Non ci vuol molto a immaginare lo spettacolo che si è
presentato ai suoi occhi: una rigogliosa vegetazione tropicale,
prodiga di fiori e frutti, un popolo polinesiano che ci viveva
seguendo i ritmi della pesca, un paradiso in terra insomma.
Niente di tutto questo vi è rimasto oggi. Nauru è
uno scoglio brullo e inospitale, abitato solo su una sottile
striscia costiera. Le uniche palme rimaste sono quelle ampiamente
sponsorizzate dal governo locale, nel disperato tentativo
di attrarre una misera briciola del turismo polinesiano. I
suoi 30 chilometri di strade sono quelli con il record di
incidenti nel Pacifico. Il tasso di disoccupazione è
pari al 90 per cento. Il reddito medio è di 3mila 400
dollari l'anno. E come se non bastasse, le cattive abitudini
alimentari ne hanno fatto la nazione più grassa del
mondo, con il 94 per cento degli adulti sovrappeso e con la
maggiore incidenza al mondo di diabete, attacchi di cuore
e artriti dovuti proprio all'obesità. Tanto che persino
il plurieletto presidente Bernard Dowiyogo è passato
a miglior vita a soli 57 anni nel 2003, a causa di un infarto
provocato dal diabete. [...]
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