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Anno I - n.3
Noi, sopravvissuti
su una nave bianca
Quasi
30mila italiani in fuga dal Corno d'Africa. Salvati dai bianchi
piroscafi della Croce Rossa. 65 anni dopo, Geo ha incontrato
gli ultimi testimoni dell'Impero
Testimoni.
Lo sguardo fermo, il gesto energico, il portamento elegante.
Gli ultimi testimoni della memoria dell'Impero italiano sono
uomini e donne di oltre settant'anni. All'epoca delle colonie
erano bambini. Alcuni erano nati in Africa, altri ci erano
arrivati per seguire i genitori. In un modo o nell'altro,
il 10 giugno 1940 si trovavano là: l'Italia entrò
in guerra e per loro finì quella stagione dorata, tra
boschi d'eucalipto e animali selvaggi. I padri partirono per
il fronte, e in poco più di un anno le truppe inglesi
provenienti da Sudan, Somalia e Kenya ebbero la meglio: il
27 settembre 1941 l'Italia aveva perso tutte le sue colonie.
A questo punto, vincitori e vinti si posero un problema: come
riportare in patria i civili sfollati dall'Impero dell'Africa
Orientale? Nell'aprile del1942 quattro grandi navi, tutte
dipinte di bianco e con una croce rossa disegnata sulla fiancata,
salparono dai porti italiani. Erano i piroscafi Giulio Cesare
e Duilio, e le motonavi Vulcania e Saturnia. In un mese di
viaggio oltrepassarono lo stretto di Gibilterra, circumnavigarono
l'Africa e raggiunsero le colonie italiane. Cariche di due-tremila
donne e bambini sotto i 15 anni, fecero lo stesso tragitto
al contrario. Ciascuna imbarcazione compì quel viaggio
per tre volte fino al 1943. 28mila italiani lasciarono Etiopia,
Eritrea e Somalia a bordo di quelle che furono battezzate
"navi bianche", frutto di un accordo tra Italia
e Gran Bretagna mediato dalla Croce Rossa.[...]
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