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Anno I - n.16
Lago Ciad, alla scoperta di un tesoro
genetico
May
M'Bodey sa di essere un uomo ricco. E non perché indossa
una tunica immacolata, ricoperta da un mantello azzurro e
sormontata da un turbante. Questo è l'abbigliamento
che si conviene a un capo del Kanem, regione nell'ovest del
Ciad. La ricchezza di M'Bodey è un'altra. Ma per accorgersi
di possederla bisogna avere tante rughe quante quelle che
solcano il suo volto. Una ricchezza comune agli undici milioni
di persone che vivono nel bacino del lago Ciad. Eppure questa
è una terra dove non piove neanche a implorare tutti
gli spiriti del Sahel: 500 millimetri di media ogni anno,
irregolari e imprevedibili. Poco più che una spruzzata
per un suolo assetato, che si spacca sotto un sole cocente.
Da qui, il mare dista mille chilometri. E le strade e le città
sono luoghi esotici. L'ultimo inferno della Terra? Dipende.
Perché se l'uomo ci abita fin dalla Preistoria, un
motivo c'è. Ed è quello per cui oggi, questo
vecchio di etnia kanembu, nella sua capanna del villaggio
di Amerom, sa di essere ricco.
"Il
tesoro del signor M'Bodey è un patrimonio genetico:
il Dna di piante e animali che nel corso dei secoli si sono
adattati a questo ecosistema e oggi permettono la sopravvivenza
a milioni di persone", spiega Caterina Batello, esperta
di sistemi agrari e biodiversità della Food and Agriculture
Organization (Fao). E cioè graminacee che producono
cereali senza bere un goccio d'acqua per mesi, bovini che
in una vita di stenti arrivano a partorire anche otto vitelli,
e piante che mettono le radici nei suoli più degradati,
rendendoli ospitali. "La biodiversità, nel bacino
del lago Ciad, non è il tema di un dibattito accademico,
ma l'essenza stessa della sopravvivenza", dice Peter
Kenmore, coordinatore di un gruppo di ricerca della Fao su
questo tema.
Oggi, la crescita della popolazione e l'aumento dell'aridità
portano con loro un problema di sicurezza alimentare ed esigono
un migliore sfruttamento delle risorse. Ma è possibile
incrementare la produttività senza rompere questo equilibrio
magico, senza minacciare la straordinaria biodiversità
di questo ecosistema? Dopo uno studio durato quattro anni,
la Fao risponde di sì. E propone il lago Ciad come
modello di sviluppo sostenibile per tutte le regioni aride.
Quando
M'Bodey decide di aprire il suo scrigno, per prima cosa tira
fuori l'oro verde delle donne kanembu. Un intreccio di alghe
filamentose che si chiama dihé e cresce spontaneo in
un unico posto al mondo: gli uadi del Kanem, ossia i letti
di antichi torrenti. Queste fiumare sono un ambiente particolare,
dove l'acqua salata o salmastra, ricca di bicarbonato di sodio
ed estremamente basica (pH 9,5-10), si combina a una fortissima
insolazione e a una temperatura esterna che varia tra i 35-37
°C di giorno e i 15-20 di notte. [...]
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